Car-sharing elettrico e colonnine di ricarica ennesimo regalo ai privati

Car-sharing elettrico e colonnine di ricarica ennesimo regalo ai privati

Lunedì 16 dalle ore 17:30 ci sarà il voto in aula del Consiglio Comunale di Udine, il valore stimato della concessione è pari a 3,2 milioni di euro, calcolato come somma dei ricavi presunti del futuro gestore privato.

Premetto che questo articolo non presenta fini polemici, ma vuole essere una profonda riflessione sulla direzione delle scelte politiche degli ultimi 20/30 anni e sull’attuale visione sostenibile del futuro, che appare più un’enorme allucinazione di massa piuttosto che una vera soluzione ai cambiamenti climatici ed ai problemi della nostra epoca. Dal mio punto di vista, facendo un’analisi delle scelte politiche a cui ho assistito negli ultimi anni a Udine ( ma le stesse si sono verificate praticamente in tutt’Italia a parte qualche Comune virtuoso), manca una visione ed una strategia per il lungo periodo. Infatti vengono fatte soprattutto azioni a macchia di leopardo fini a se stesse, senza un vero progetto d’insieme, bensì piuttosto per sostenere la propaganda <<abbiamo fatto l’azione “verde”>>. Ad esempio mi vengono in mente i collegamenti ciclabili cittadini frastagliati tra di loro o lo stesso car-sharing elettrico, tema in questione. Certo c’è da dire che oggi non è affatto facile fare il Sindaco o l’Assessore, ormai con il pareggio di bilancio in Costituzione e le direttive UE calate dall’alto, si amministra più un’azienda che un Comune, e spesso si è costretti a svendere il patrimonio pubblico perché, o lo impongono le scelte neoliberiste di questa Europa ( basta pensare cos’è successo con la gestione del ciclo idrico integrato adesso in mano a CAFC S.p.a ed ancora prima cos’è accaduto ad AMGA “donata” al Gruppo HERA ), o si ha semplicemente paura di prendersi troppe responsabilità, quindi meglio delegare ai privati piuttosto che perseguire il bene comune. Ormai la classica frase sentita ovunque negli ultimi anni è ” il privato è efficiente ed il pubblico no”, convinzione certamente legittima se ci si basa sui tanti casi di cattiva politica. Le gestioni private però spesso non sono state da meno se non peggiori, il ricordo più recente ed indelebile è il crollo del ponte Morandi, miliardi di utili e mancate manutenzioni da parte della concessionaria Autostrade per l’Italia S.p.a., una questione non solo di efficenza ma anche di legalità, perché in questo caso è avvenuta anche una vera e propria frode.


“non è vero che il privato è efficiente ed il pubblico no”

Progetto Pisus e car-sharing elettrico

Nei 7 parcheggi in struttura della città, Caccia, Moretti, Vascello, Magrini, Tribunale, Andreuzzi e Teatro Nuovo, sono state realizzate altrettante colonnine a doppia presa a ricarica veloce da 22 kW di potenza ciascuno con collegamento in corrente alternata trifasico per la ricarica delle auto elettriche, grazie anche ai fondi stanziati dalla regione del progetto Pisus. In due parcheggi (Moretti e Magrini), inoltre, sono state realizzate due pensiline con copertura composta da pannelli fotovoltaici al fine dell’utilizzo dell’energia solare per produrre una parte dell’energia elettrica utilizzata dalle vetture. A questo si è aggiunto l’acquisto di 8 vetture elettriche Reanult Zoe da parte del Comune di Udine e la realizzazione di un sistema di gestione delle vetture da remoto attraverso la creazione di un’applicazione per smartphone.

Mappa consultabile sul sito del Comune di Udine qui

I lavori per il progetto – a cui ha aderito anche il Comune di Tavagnacco, con la realizzazione di posteggio con punto di ricarica più l’acquisto di altre 2 auto elettriche – hanno assorbito 390 mila 287 euro, finanziati dalla Regione nell’ambito del «Progetto Pisus» per 258 mila 664 euro. L’importo dei lavori relativi alla predisposizione di queste 7 colonnine (14 punti di ricarica)e delle pensiline fotovoltaiche ammonta, al netto dell’Iva, a poco più di 100 mila euro.
Nel quadro economico trovano spazio, al di fuori di questo importo, gli stanziamenti per l’acquisto delle vetture elettriche e per la realizzazione del sistema di gestione delle vetture da remoto. Se, invece, si prende in considerazione l’intera operazione “car sharing”, con la realizzazione di 34 punti di ricarica (17 colonnine) l’investimento complessivo è di circa 650 mila euro di fondi pubblici.

Quanto affermato lo trovate a pag. 68 della dichiarazione ambientale 2018 sul sito del comune.

Il servizio di car-sharing dopo una prima fase di rodaggio da parte dei dipendenti comunali, è rimasto completamente congelato da inizio 2018 ad oggi. Tutto è pronto, forse manca soltanto la volontà politica e la capacità comunicativa per la promozione del servizio alla cittadinanza ed ai turisti, perché il Comune di Udine già fornisce un ottimo servizio di bike-sharing gestito con un banale software ed un appalto di manutenzione, stessa cosa potrebbe essere fatta per le auto elettriche ed il servizio di ricarica. Invece, da quanto emerso dalla commissione ambiente di martedì (10 set. 2019), la volontà di dare tutto in concessione ai privati è ben chiara. Per l’avvio il Comune investirà ulteriori 50 mila euro nei prossimi 5 anni senza chiedere alcun canone a chi si aggiudicherà la gara. Il valore stimato dalla concessione è 3,2 milioni di euro, calcolato come somma dei ricavi presunti del gestore nell’arco di 5 anni per il servizio di car-sharing e di 20 anni per il servizio di ricarica. Costi fissati di noleggio auto 7 euro l’ora e per la ricarica 40 cent a kw/ora.

3,2 milioni di utili al privato grazie ai finanziamenti pubblici e per il comune solo costi, direi un ottimo affare, quando potrebbero essere entrate per le casse comunali.

Ma il vero affare per i privati sarà proprio la concessione ventennale del servizio di ricariche elettriche. Infatti considerando anche i fondi ministeriali disponibili per l’istallazione di nuove colonnine di ricarica per i comuni e gli incentivi per l’acquisto di auto elettriche, entro breve i numero di postazioni aumenterà di molto, così come i possibili utili da parte dei futuri gestori privati. Indubbiamente infrastrutture di questo tipo in futuro saranno strategiche e genereranno enormi profitti. Per questa ragione non andrebbero regalate ma tenute strette anche per avere entrate utili nelle casse comunali. Quindi vi prego fermate questa follia! Inoltre, invito i nostri politici udinesi ad aprirsi al dibattito pubblico con i cittadini e le associazioni prima di prendere decisioni, in città c’è molta voglia di cambiamento e di partecipazione attiva. Troppo spesso i cittadini non vengono né ascoltati né supportati bensí vengono imposto loro scelte calate dall’alto. Potrebbero prendere esempio dal regolamento di cittadinanza attiva per i beni comuni del Comune di Bologna.

L’auto elettrica non è la soluzione ma l’ennesimo problema

Dipinta come la protagonista futura della mobilità sostenibile ed utilizzata dai politici come la soluzione ai problemi ambientali e climatici a cui non sono in grado di porre rimedio, l’auto elettrica rischia di non essere la soluzione ma l’ennesimo problema. Ormai è solo uno slogan privo di senso. Prima di tutto, il litio utilizzato nelle batterie non cresce sugli alberi ma viene estratto da inquinanti miniere, le principali al mondo si trovano in Bolivia e Afghanistan, quindi genera anche problemi geopolitici da non poter trascurare. Poi, continuare ad incentivare il trasporto privato per produrre nuove auto, al posto di spingere il trasporto pubblico o la mobilità dolce, o magari convertire il parco vetture esistenti in mezzi a metano ed idrogeno, sta a dimostrazione della mancanza di consapevolezza di fronte a tale problematica e di non voler intraprendere vere soluzioni per fermare la sesta estinzione di massa. Infatti l’attuale sistema capitalista e neoliberista dominante, finalizzato alla crescita infinita e al massimo profitto, non può avere futuro. In un pianeta fatto di risorse finite, l’anticipazione dell’Earth overshoot day è la prova di questa mia drastica affermazione. È chiaro che il PIL è un indice privo di senso, e fu Bob Kennedy in un suo celebre discorso nel 1968 (suggerisco di ascoltarlo) tra i primi a farlo notare in anticipo sui tempi. Il prodotto interno lordo, infatti, non tiene conto di tutti i danni ambientali e sociali ad esso connessi, e per questo l’umanità non può più basarsi su questo indice. Occorrono nuovi modelli su cui basare la società del futuro. In Bhutan l’hanno già fatto introducendo la Felicità Interna Lorda (FIL).

IL PIL è un indice da abolire il prima possibile perché non tiene conto dei danni ambientali e sociali ad esso connessi, va ripensato o sostituito

Per dimostrarvi il grande inganno dell’auto elettrica come una soluzione ai problemi ambientali, provo a parlarvi brevemente di un enorme problema di cui non si discute quasi mai, il commercio globale su navi cargo. La principale logica di questo tipo di commercio è produrre dove i profitti sono maggiori e c’è manodopera a basso costo, mentre diritti umani e norme ambientali quasi non esistono. Una delle conseguenze della globalizzazione dei mercati è la necessità di trasportare enormi quantità di materie prime, semilavorati e prodotti finiti in giro per il mondo. La maggior parte di questi prodotti viaggia a bordo di immense navi cargo che sono alimentate con giganteschi motori che inquinano in modo inimmaginabile.
Il trasporto su queste navi è alla base della globalizzazione. Il motivo sono i costi bassissimi: “conviene spedire i merluzzi pescati nel mar di Scozia in Cina in container refrigerati per essere sfilettati e ridotti a bastoncini in Cina, e poi rimandati ai supermercati e ristoranti di Scozia, piuttosto che pagare retribuire sfilettatori scozzesi”, ha detto Rose George, una giornalista britannica che ha viaggiato per 10 mila chilometri fino a Singapore a bordo di una di queste porta container lunga 300 metri e manovrata da solo 20 uomini. La ragione di questa “convenienza” è legato al combustibile utilizzato, il cosiddetto petrolio “bunker”, ovvero quello che rimane dopo aver raffinato gli altri prodotti petroliferi come benzina, nafta o diesel per autotrazione. Per questo alcuni lo hanno chiamato “il sangue impuro della mondializzazione”. Si tratta di un prodotto estremamente inquinante perché ci si trovano residui di metallo, cenere e soprattutto zolfo. È un carburante così viscoso che prima di bruciarlo negli enormi motori dei cargo è necessario riscaldarlo. Gli enormi cargo portacontainer lo utilizzano perché nonostante sia uno dei più sporchi al mondo, è anche uno dei meno costosi, cosa questa, che permette di assicurare al commercio mondiale i costi minori. Le emissioni di CO2 delle 50 mila navi commerciali del pianeta rappresentano il 2% delle emissioni mondiali. Inoltre, considerando che, secondo alcuni calcoli, 20 di queste navi porta container inquinano come tutte le automobili del pianeta. Basterebbe ridurre dello 0,35 per cento il traffico navale (o le emissioni) per ottenere lo stesso risultato della riconversione globale all’auto elettrica sotto il profilo dell’inquinamento del pianeta. Ma di questo problema nessuno parla. Non se ne è parlato a Kyoto o tanto meno a Parigi o a Marrakech.

20 di queste navi porta container inquinano come tutte le automobili del pianeta

Detto ciò, è veramente assurdo scegliere di incentivare la mobilità elettrica. Il governo Usa elargirà a Elon Musk 1,3 miliardi di sussidi pubblici, per la sua geniale impresa (Musk è geniale anche nell’intercettare sussidi pubblici), ed anche in Italia le scelte politiche vanno verso questa direzione. Queste enormi quantità di fondi pubblici sarebbero molto più utili se utilizzate nella riqualificazione energetica degli edifici e nel potenziamento del trasporto pubblico, invece continuano a riempire le tasche delle potenti lobby dell’auto, incentivate già da anni con ecobonus per i motori a combustione interna. In tutto ciò le semplici scelte quotidiane ed il consumo critico sono alla base di un vero e profondo cambiamento verso un futuro sostenibile ed in armonia con madre natura.

Commissione ambiente del Comune di Udine del 10 settembre 2019, dal minuto 29:50 si parla di car-sharing.

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