Un Bosco urbano per il futuro nell’area ex Bertoli di Udine nord

3000 firme dei cittadini udinesi rimaste inascoltate

Il 15 marzo 2019, durante il primo sciopero per il clima, il movimento studentesco Fridays For Future Udine aveva lanciato l’iniziativa #boschiperilfuturo, raccogliendo quasi 3 mila firme in una settimana. Questo è il testo della petizione, consultabile qui:

“Dopo anni l’area di 11 ettari dell’ex acciaieria Bertoli a Udine nord, è stata finalmente bonificata dall’amianto. Attualmente il comune di Udine ha contatti costanti con Carlo Luigi Rossi e Giuliano Buffelli, rispettivamente commissario e liquidatore giudiziale del concordato Progetto Udine srl, la società che aveva acquistato l’area e sta tentando la vendita, con due tentativi di vendita già andati a vuoto, ad un valore stimato di 10 milioni di euro. L’assessore alla pianificazione urbanistica del comune di Udine Paolo Pizzocaro si prepara ad una variante urbanistica per rendere più appetibile l’area a possibili investitori.E’ ora di dire basta a nuove edificazioni ed al consumo di suolo, i dati in città ed in regione sono allarmanti, inoltre i cambiamenti climatici vanno contrastati al più presto, non ci rimane più tempo, ed una delle azioni più concrete che si possa fare è piantare alberi e pretendere il consumo di suolo zero.

Nell’area ex Bertoli in questi anni sono cresciuti numerosi alberi, per questo chiediamo che venga fatta la variante urbanistica, ma per trasformare il sito da zona ZSA a  zona di bosco urbano, creando un polmone verde per i cittadini.

Chiediamo inoltre l’applicazione dell’articolo 42 della nostra costituzione, che prevede : «la proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi di interesse generale».

L’espropriazione per pubblica utilità è un procedimento a carattere ablatorio, attraverso il quale la pubblica amministrazione acquisisce coattivamente i beni di proprietà privata, per il perseguimento di scopi pubblici e dietro la corresponsione di un indennizzo. La pubblica utilità non deve esserci solo per espropriare terre ai cittadini e realizzare strade e autostrade, ma vista la situazione attuale causata dall’inquinamento e dai cambiamenti climatici, piantare alberi e realizzare boschi urbani, in modo da sottrarre CO2 dall’atmosfera e ripulire l’aria, siamo certi che sia il principale pubblico interesse da perseguire.

Questa vuole essere un azione concreta, un segnale di inversione delle politiche da applicare sui territori, un inizio per creare tante altri boschi nelle nostre città.

Un’altra possibilità è quella di chiedere al Governo la creazione di un fondo ambientale per acquistare aree degradate e inquinate, per bonificarle e trasformarle in boschi. Per questo ci appelliamo anche al Ministro dell’ambiente  Sergio Costa.”

Piazza Libertà stracolma di gente al primo sciopero del 15 marzo 2019

Novità dell’ultima ora

Oggi, dalla stampa locale si legge dello stop al piano di rilancio da 40 milioni dell’area ex Bertoli, su cui affiorano anche gli interessi di un fondo d’investimento inglese, riconducibile all’attuale proprietà del Terminal Nord, per realizzare spazi commerciali, residenziali e cinema. Possiamo dire, ironicamente parlando, tutte cose estremamente utili alla città di Udine.

La politica cittadina, sia di destra che di sinistra, contrariamente alle richieste dei cittadini, continua a litigare sui metri quadri in più ed in meno da realizzare, e parla di “grandi occasioni perse”.

Al contrario, l’unica occasione che si sta continuando a perdere è quella di restituire un’area degradata alla città, con la realizzazione di un polmone urbano completamente verde e senza ulteriore cemento. Noi non accettiamo disquisizioni circa i metri quadri in più o in meno, noi reclamiamo un messaggio di svolta. Riteniamo indispensabile cessare con il consumare suolo; è giunto il momento di realizzare boschi e riqualificare l’esistente, la salute pubblica ed i cambiamenti climatici devono essere la priorità.

I dati del 2018 parlano chiaro, Udine è la prima città, ed anche la prima provincia, con più metri quadri di GDO (grande distribuzione organizzata) e centri commerciali d’Italia, con 802 metri quadri per mille abitanti. Inoltre, dai dati ufficiali del Comune di Udine, consultabili nella dichiarazione ambientale, abbiamo circa 240 metri quadri residenziali per abitante, oltre ad essere pieni di spazi commerciali ed artigianali sfitti, a causa di politiche neoliberiste che hanno affossato l’artigianato ed il commercio locale. Ma con che coraggio parlano ancora di realizzare aree commerciali e residenziali?

L’unica cosa di cui la politica udinese dovrebbe discutere è la variante urbanistica per trasformare l’area interamente in bosco urbano.

Udine ha 802 metri quadri di centri commerciali per 1000 abitanti e 240 metri quadri residenziali per abitante. Reclamiamo un messaggio di svolta!

Un’immagine del vecchio progetto ormai superato di Seci Real Estate

Un esempio italiano virtuoso da seguire: Il bosco di pioppi nella Terra dei fuochi

Nessuno ne parla, però nel sito officina ex Bertoli c’è ancora aperta una procedura di bonifica per inquinamento del sottosuolo da idrocarburi (come riportato a pag. 42 della dichiarazione ambientale del Comune di Udine), oltre all’amianto che una volta smontato dalle strutture è rimasto costipato sotto dei teli nella medesima area.

Per questo problema esiste una soluzione a basso costo per la bonifica, com’è accaduto nella terra dei fuochi in Campania. Il commissario alle bonifiche ed un gruppo di studiosi della facoltà di agraria dell’università di Napoli, coordinato dal prof. Massimo Fagnano hanno realizzato un progetto differente, improntato all’attenzione ed alla cura della terra. E così nei terreni sequestrati ai clan, dov’erano stati sotterrati veleni e rifiuti industriali è stata attivata un’opera di recupero totalmente affidata alla tecnologia ed alla Natura. Un intervento alternativo, pulito, a basso costo: sono stati piantati 20.000 pioppi, le cui radici stanno assorbendo i metalli pesanti in profondità. Il terreno è stato cosparso di compost arricchito con batteri capaci di metabolizzare gli idrocarburi. Il tutto è costato “solo” 900.000 euro rispetto ai molti milioni di euro che prevedeva il progetto iniziale. In questi anni gli alberi sono diventati un bel bosco, sono ritornati gli animali selvatici e gli uccelli, arrivano gli alunni delle scuole, le macchine monitorano la diminuzione dei veleni, un vero miracolo. ( qui tre ottimi articoli da leggere: Raiawadunia; Italia che cambia; dire.it )

Un modello virtuoso, efficace ed efficiente, una sperimentazione ecosostenibile, un esempio di legalità che si potrebbe replicare nelle mille terre avvelenate del nostro Paese rischia di essere dimenticato

Attualmente nell’area ex Bertoli sono cresciuti numerosi pioppi, e queste piante oltre ad essere già una bella base per un nuovo bosco urbano, e quindi chiediamo che siano tutelate, potrebbero aver dato inizio ad una fitodepurazione naturale del terreno, che andrebbe verificata. Detto ciò, chiediamo a gran voce che sia applicato il progetto dell’Università di Napoli anche nella nostra città, che sia coinvolta anche la regione, e si verifichi la compatibilità del nostro caso con i fondi stanziati dal decreto clima per la riforestazione urbana.

L’opportunità da non lasciarci sfuggire

Sul tavolo ci sono sette polizze fideiussorie rilasciate dalla proprietà al Comune a garaniza dei lavori che avrebbero dovuto mettere in cantiere, per un importo complessivo di 7 milioni e 914.314 mila euro. Quindi, visto che sono trascorsi 12 anni da quando avrebbero dovuto completare i lavori, cosa aspettiamo a farli fallire e riscattare le fideiussioni? Denaro, che renderà possibile l’esproprio dell’area, la bonifica, la realizzazione del bosco urbano, e darà ossigeno alle casse comunali. Anche senza di essi andrebbero trovati comunque i soldi per fare l’esproprio per pubblico interesse. È sotto gli occhi di tutti infatti, che i nostri politici quando vogliono li trovano e li spendono in grande quantità. Degli esempi a riguardo li troviamo nel caso dell’Ente Fiera, di Casa Cavazzini, o come ricorderanno bene i cittadini, per il parcheggio sotterraneo in Piazza Primo Maggio, costato ben 11 milioni di euro alla collettività.

Una proposta succulenta potrebbe essere anche quella di non demolire la struttura in acciaio, ma utilizzarla per creare una serra botanica che funga da giardino d’inverno, con dentro spazi da restituire ai cittadini, per la crescita spirituale, culturale e sociale.

Questa è un’opportunità per mettere in moto finalmente un vero percorso partecipato con la cittadinanza, che i politici la smettano di imporre decisioni ed ascoltino il volere di chi li ha eletti.

Cittadini di Udine, riprendiamoci la nostra città e liberiamola dagli interessi della GDO e dei fondi d’investimento privati. A breve verrà organizzata un’assemblea pubblica sul tema, quindi massima partecipazione!

Un esempio di serra botanica a cui ispirarci!